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L’Alta Definizione è solo da satellite

Digitale terrestre e alta definizione non sembrano proprio andare d’accordo, questo il quadro emerso dal convegno “Dove va l’HDTV: realtà e prospettive” organizzato dalla sezione italiana dell’SMPTE lo scorso 27 novembre presso il centro di produzione della RAI di Milano.

La digitalizzazione a tappe forzate delle trasmissioni terrestri sta decretando l’impossibilità di vedere programmi in alta definizione almeno nel prossimo futuro, a meno che i broadcaster nazionali decidano diversamente, ma i tempi sono sempre più stretti. Questo è il parere espresso da Aldo Scotti di RAI Way, uno dei relatori invitati al convegno per parlare appunto delle prospettive del digitale terrestre.

Come ha fatto notare Scotti, alla fine del primo semestre del prossimo anno più di metà della popolazione italiana sarà interessata allo switch-off dell’analogico: una simile penetrazione renderà difficilmente praticabile il passaggio dall’attuale standard DVB-T al DVB-T2 che, grazie alla maggior banda a disposizione, permette di trasmettere fino a quattro canali HDTV in un unico multiplex (sempre con compressione MPEG-4). Se ci si accontenta di un canale HDTV e due o tre in definizione standard, anche il DVB-T può andar bene, ma sarebbe comunque uno spreco di banda trasmissiva. Il problema sta nel fatto che i milioni di set top box e i televisori venduti finora in Italia non sono in grado di ricevere trasmissioni in standard DVB-T2 e costringere a sostituirli dopo lo switch-off sarebbe improponibile.

Per quel che riguarda i televisori, la scelta della BBC di iniziare a trasmettere in DVB-T2 già a partire da dicembre 2009 dovrebbe forzare i produttori a integrare il supporto per questo standard nei loro apparecchi televisivi mentre per i set top box la disponibilità di prodotti a basso costo dipende soltanto dalle potenzialità di assorbimento da parte del mercato. Mediaset e RAI non sembrano mostrare molto interesse a trasmettere contenuti HD: l’unica emittente che ha espresso l’intenzione di adottare lo standard DVB-T2 è Europa7, la TV che non c’è, come recita lo slogan che tuttora campeggia sulla homepage del suo sito web.

La scelta di non offrire trasmissioni in HD sul digitale terrestre è stata stigmatizzata anche da Cristiano Benzi, presente al convegno in qualità di presidente dell’HD Forum Italia che ha ricordato, oltre alla BBC, il caso del consorzio francese TNT HD che trasmette regolarmente cinque canali nazionali. Ma Benzi è anche responsabile dei servizi a valore aggiunto per Eutelsat e in questa veste non ha potuto fare a meno di dichiararsi rallegrato per la scelta dei broadcaster nazionali di lasciare alle piattaforme satellitari l’esclusività delle trasmissioni HD.

Eutelsat ha recentemente superato il traguardo dei cento canali HD trasmessi dalla propria flotta di satelliti. Benzi ha anche criticato il fatto che ci siano operatori che lanciano nuove piattaforme satellitari proponendo decoder non ancora pronti per l’HD (ogni riferimento alla piattaforma tivùsat voluta da RAI e Mediaset è sembrato del tutto casuale).

Ma c’è già chi pensa al 4k

Il mancato decollo dell’alta definizione non scoraggia certo quelli del Centro Ricerche e Innovazione Tecnologica della RAI che portano avanti la tradizione di eccellenza nel settore dell’alta definizione iniziata quasi trent’anni fa, ricordate al convegno da due dei protagonisti di quegli anni, Guido Vannucchi e Franco Visintin.

Il CRIT, rappresentato al convegno dal suo direttore Alberto Morello, sta lavorando con BBC, NHK e IRT nello sviluppo del sistema Super Hi-Vision (immagini con risoluzione 8k e audio a 22.2 canali) presentato anche all’ultimo IBC. Un simile sistema non è proponibile per la fruizione domestica, poiché come ha osservato Morello, le dimensioni delle case raramente permettono di ospitare schermi da 100 o 150 pollici.

Più promettente sembra essere il 4k ed è su questo formato che si stanno concentrando le attività del CRIT: per la trasmissione sarebbero sufficienti dai 40 ai 45 Mbps, più o meno la capacità trasmissiva di un multiplex DVB-T2. Al convegno è stato presentato uno dei primi risultati, una produzione di una decina di minuti realizzata con la videocamera RED One e post-prodotta con un sistema Avid DS, proposta però nella versione riversata su disco Blu-ray.

Per risollevare un po’ il morale dei partecipanti al convegno, un inaspettato fuori programma ha concluso la giornata, la riproduzione di due opere oramai entrate nella storia della televisione in alta definizione (Arlecchino e Julia & Julia), utilizzando i nastri originali e le apparecchiature HDVS della Sony utilizzate all’epoca, ancora perfettamente funzionanti, nonostante siano passati quasi trent’anni.

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December 4, 2009 at 5:31 pm